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Stoner. Landing Pages

STONER. LANDING PAGES
a cura di Cinzia Compalati e Andrea Zanetti
Palazzo Pretorio – Certaldo (FI) – Piazzetta del Vicariato, 4
6 settembre 2020 / 10 gennaio 2021
inaugurazione 5 settembre 2020

Ti sei emozionato leggendo Stoner? 8 artisti contemporanei fanno vivere i personaggi, le storie e le atmosfere del romanzo di John Williams in una mostra da sfogliare!

Il libro Stoner
Stoner di John Williams è un caso letterario che ha appassionato migliaia di lettori nel mondo.
La biografia di un anonimo professore universitario che a cavallo tra la prima e la seconda guerra mondiale affronta i drammi e le passione di una vita ‘normale’.
È un libro che racconta lo scorrere del tempo come un insieme di episodi epici nella banale naturalezza del loro evolversi.
La sua è una storia di vita, senza tempo. E quindi è una storia contemporanea.
Nel corso del 2013 il romanzo di John Williams è diventato un bestseller in Inghilterra, Olanda, Francia, Spagna e Israele. La pubblicazione italiana – una felice intuizione di Fazi Editore –  ha catalizzato le altre edizioni europee.
Partito dall’Europa, il rilancio dello scrittore è arrivato negli USA dove Stoner è stato definito sul New York Times da Morris Dickstein “Il romanzo perfetto”. Oggi è considerato un classico, l’altro filone letterario americano che si contrappone al genere del ‘grande Gatsby’.
È un libro che parla di silenzio e di parole a metà, lasciando a noi il gusto o la sfida di completare le riflessioni.
Stoner è anche il ritratto di una società che è stata e che, probabilmente, sempre sarà; il condensato di una vita di tutti, attraverso le declinazioni dei personaggi che animano le pagine.
Stoner è un protagonista contemporaneo; un personaggio che attraverso la sua incertezza diventa icona del tempo che viviamo, simbolo inconsapevole di una società che disgrega i suoi punti di riferimento e li sostituisce con la solitudine, le solitudini.

La mostra
Abbiamo pensato di coinvolgere 8 artisti contemporanei e di affidare ad ognuno un personaggio del libro; abbiamo chiesto loro di interpretare il romanzo attraverso il proprio linguaggio: scultura, fotografia, istallazioni, musica, performance e video.
Non solo la riproduzione espressiva delle pagine di Stoner bensì l’appropriarsi dei protagonisti per scavarne le profondità, per esternarne il non detto e il non scritto, per incanalare la narrazione nelle suggestioni della forza visiva.
Artisti diversi per poetica e formazione, inscenano una mostra che scorre come le pagine di un libro.
Si calano nei panni dei protagonisti del romanzo sulla base di una scelta estetica e di linguaggio che tiene come riferimento un’impostazione letteraria della mostra.
Artisti che hanno nella loro espressività una chiave di lettura in grado di indagare i personaggi in profondità, oltre le pagine del libro. L’obiettivo non è quello di organizzare una mostra collettiva d’arte contemporanea bensì di rappresentare, attraverso poetiche e identità differenti, il corpo e l’anima del libro; le suggestioni e le emozioni che regala attraverso un allestimento che è una vera e propria impaginazione.

Gli artisti
Emiliano Bagnato (La Spezia, 1993) – compositore e sound designer – interpreta Grace, la figlia di Stoner. In una rilettura musicale e interattiva, tutto il dramma di un personaggio che ha subito le storie dei genitori, senza colpe. Resterà imprigionato o si salverà dal suo passato?
Mauro Fiorese (Verona, 1970-2016) è stato uno dei cento fotografi più quotati al mondo. Sono esposte, dopo la sua morte prematura, alcune opere tratte da www.libraincancer.it, il blog in cui ha raccontato la sua personale battaglia contro il cancro. Tenendo fede all’impostazione letteraria dell’esposizione, l’autore ha composto dodici dittici fotografici che si sviluppano nell’immagine pura e nel suo, arbitrario, rimando testuale. In mostra interpreta Gordon Finch, l’amico fraterno di Stoner e filtra attraverso i suoi occhi – e quindi attraverso il grande tema dell’amicizia – la vita del  protagonista.
Stefano Lanzardo (La Spezia, 1960) è Stoner. Con quattro scatti fotografici sono descritti altrettanti momenti simbolo dell’esistenza del protagonista: dalla terra che lo ha generato, e alla quale torna, ai corridoi dell’università in cui passeggia come un fantasma, allo studio di casa, dove poteva dedicarsi alle amate letture, fino alla relazione con le donne del romanzo. Un viaggio dal forte impiano anti-eroico e anti-epico che trasforma la vita di un uomo dimenticato da tutti in un racconto collettivo.
Roberta Montaruli (Torino, 1978) è Katherine, l’amante di Stoner. L’artista torinese racconta la loro storia d’amore in una video-installazione in cui – mancando la presenza antropica – sono gli oggetti a narrare le loro vite, fatte di respiri e sospiri, gioie e dolori, fatica e tensione verso la felicità. Un video d’animazione che si crea e si cancella attraverso l’uso del carboncino e della gomma, in bilico tra eterno ed effimero.
Eleonora Roaro (Varese, 1989) ha realizzato per la mostra una video installazione dedicata ad Edith, la moglie di Stoner, in cui porta alla luce tutte le fobie del personaggio, una donna distante, anaffettiva, che non si fa “toccare” in tutti i sensi. Attraverso una sineddoche – Edith è rappresentata solo dal suo occhio ceruleo – diventa la “telecamera di sorveglianza” delle vite di chi la circonda. In esposizione anche il video-documento di una performance in cui ha interpretato Edith in uno dei momenti topici del romanzo dipingendo  di rosa, in preda a una sorta di controllata follia, la scrivania e tutti gli oggetti di Stoner.
Jacopo Simoncini (Carrara, 1979) ha composto per l’esposizione un pezzo inedito per viola – eseguito da Ignazio Alayza – che racconta attraverso sussulti lo stridore dell’esistenza. Le corde, come le vite dei personaggi del romanzo, sono quasi portate a rompersi, lo vorrebbero, ma non ci riescono. Una tensione continua che accompagna lo sguardo sulla mostra. La stessa tensione che attraversa tutta la musica di Simoncini, una musica che vuole evocare paesaggi interiori, teatrale nel suo continuo mettere in scena emozioni contrastanti e stati d’animo.
Giuliano Tomaino (La Spezia, 1945) – l’artista che tutti hanno potuto vedere con le sue sculture nel decumano di Expo Milano 2015 – interpreta il padre di Stoner, portando avanti la storica serie dei “Santi” con una cruda installazione che ferma il momento della sua morte. Solo una frase, ad evocare la caducità delle azioni compiute e dell’esistenza, la sua e quella di tutti. Anche il segreto della morte svela il peso dell’assenza e riconduce alla semplicità della terra. Attorno solo il silenzio e la sua musica.
Zino (Teramo, 1973) – noto per le opere realizzate con i lego e la realtà aumentata – qui interpreta l’antagonista di Stoner e lo immortala nel momento in cui fa la sua prima apparizione nel romanzo: fisicamente menomato, Lomax ha un viso da attore del cinema sul quale l’artista riporta le parole della sua presentazione all’interno del testo. Tra le righe, una frase metalinguistica attraverso la quale l’artista dà forma a quello che sarebbe stato il pensiero di Lomax nei confronti del romanzo stesso: “Stoner è un libro del cazzo”.

La mostra sarà aperta al pubblico dal 6 settembre al 31 ottobre tutti i giorni con orario 10.00-13.00 e 14.30-19.00; dal 1° novembre al 10 gennaio di lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì con orario 10.00-13.00 e 14.30-16.30; sabato e domenica ore 10.00-13.00 e 14.30-17.30, chiuso il martedì.

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