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Ripartiamo dal MUVE Museo del Vetro di Empoli (prima parte)

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Dopo il gelo, che non metteva voglia di andare in lungo e in largo, riprendo il mio viaggio tra i musei dell’Empolese Valdelsa.
Riparto da Empoli, dal suo centro cittadino, zona pedonale, dove, in quello che un tempo era il Magazzino del Sale, c’è il Museo del Vetro: Il MUVE. Un grande ambiente aperto su due piani, suggestivo, narrativo, espositivo, voluto con  forza,  passione, competenza e volontà, diventato negli anni  parte integrante della Empoli di oggi,che anche tramite esso , racconta quella di ieri, il suo tessuto sociale ed economico, il suo artigianato da cui trae origini, insomma il SUO VETRO le SUE VETRERIE!  All’interno del MUVE  “un mondo di vetro” da scoprire! Non so se con questo breve articolo, riesco a raccontarvelo tutto, forse nemmeno lo voglio, perché l’intento di questo viaggio all’interno dei musei del territorio, è anche quello di incuriosirvi, di narrare quanto necessario, perché poi siate VOI, a mettervi in viaggio.
Ascolto le spiegazioni, leggo l’interessante pubblicazione sul museo. E’ uno spazio antico quello che ospita il  MUVE,  recuperato con cura, “attrezzato” per raccogliere e accogliere: il turista di passaggio che in questo modo viene a contatto e conoscenza di,  quello di casa nostra, del territorio, che visitando rimembra, si immedesima, ripercorre un po’ di storia familiare, riporta a memoria aneddoti, racconti, momenti di vita andata ma non dimenticata. Un percorso museale movimentato da archivi fotografici,  grandi bacheche  contenenti oggetti in vetro risalenti a più epoche, a lavorazioni diverse, due video: uno creato apposta per il museo, l’altro documentaristico, risalente al 1953. Entrambi in modo diverso istruiscono, raccontano le fabbriche, i maestri vetrai  “ne’ su’ panni”, nella loro fatica, nella loro arte. Raccontano un’epoca, che non per anni ma per contesto, sembra lontana. Vecchie attrezzature, donate o recuperate dal alcune vetrerie, delineano il percorso, definiscono gli spazi, Spazi adatti anche ad ospitare eventi culturali di diverso genere, tra cui il teatro.
Empoli, patria del vetro verde impagliato, un vero indotto manifatturiero da cui tutto parte.  E se gli uomini erano impegnati nella fabbricazione, le donne, le fiascaie, a fiaschi e damigiane confezionavano  “l’abito”, intrecciando  in orizzontale,  in verticale, con fasce di rinforzo a seconda dell’uso e del pregio del liquido contenuto. Le fiascaie si facevano anche carico di andare a prendere e riportare col barroccio, il prodotto grezzo o finito. Bellissime, quanto traboccanti di fatica e miseria, le fotografie che le ritraggono con il barroccio carico di fiaschi e la figliolanza piccola a seguito.  Mestiere umile, mestiere a cottimo, che andava a incrementare le scarse entrate economiche della famiglia…
(…continua…)