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La Gerusalemme italiana di San Vivaldo

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Cavalcaselle visita San Vivaldo tra Montaione e Gambassi terme

San Vivaldo, questa Gerusalemme in terra di Toscana, tra Gambassi Terme e Montaione, è la più raffinata rappresentazione religiosa: è una liturgia all’aperto. Io, Cavalcaselle la cercai a lungo, che avventura trovarla! Per una strada pittoresca tra boschi, per colli e valli con conseguente alternarsi di scese e di salite a giravolte, si arriva su una collina di circa 450 metri contornata di altre alture, e nascosto su uno spiazzato e sul pendio della collina stessaè il convento francescano con le molteplici cappelle, che da San Vivaldo prendono il nome.

Dice la leggenda e dice anche la storia in un intreccio così intimo, che risulta difficile scindere l’una dall’altra, che Vivaldo dopo aver assistito Bartolo durante la sua malattia e la morte, si ritirò dal mondo e prese dimora in un castagno nel bosco di Caporena. In codesto castagno Vivaldo trovò la morte e dato che durante il trasporto della salma avvennero numerosi miracoli, la gente accorsa da ogni dove andò nel bosco e prelevò pezzi di castagno finchè nulla rimase. Al posto del castagno si costrusse una chiesa, e siccome non vi erano pietre, si ebbe questo spettacolo, di una grande e numerosa processione di gente di ogni condizione che dal letto del fiume ivi portarono pietre per porgere il contributo loro all’erigenda cappella. Adesso è un convento.

Le sorprendenti cappelle del Sacro Monte di San Vivaldo risalgono agli inizi del 1500 e conservano al suo interno dei gruppi statuari di terracotta che rappresentano gli episodi della vita e della Passione di Gesù. A guidare la mirabile costruzione delle cappelle fu fra Tommaso da Firenze, il quale passò molti anni a San Vivaldo per poi morire a Firenze nel 1534. Fra Tommaso era stato, prima del 1500, in Oriente, nell’isola di Creta e in Terra Santa – luogo in cui i Francescani erano insediati fin dai tempi di san Francesco – dove conobbe fra Bernardino Caimi, il francescano ideatore nel 1493 del Sacro Monte di Varallo Sesia in Piemonte. Inizialmente, la grandiosa opera realizzata in circa 16 anni, comprendeva 25 cappelle, che col passare degli anni alcune andarono perdute a causa di un terreno umido e franoso, mentre altre vennero aggiunte, come la cappella dell’Annunciazione, la fuga in Egitto e la Samaritana.

Le terrecotte che si trovano all’interno delle cappelle, vennero realizzate da vari artigiani – le cui botteghe, particolarmente diffuse all’epoca in Toscana come continuatori della famiglia della Robbia – di cui non conosciamo il nome, ma che avevano un diverso livello professionale che si può notare osservando alcuni particolari delle terracotte. Camminate lentamente in questo luogo, respirate l’odore del bosco, io l’ho fatto, è un viaggio nel tempo, nella religione, nella storia e anche nel territorio che sempre ci ricorda la fragilità dell’arte italiana.