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Cavalcaselle, l’arte di viaggiare per l’arte

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Giovan Battista Cavalcaselle e il viaggio

Perché abbiamo scelto Cavalcaselle come testimonial per questo nostro racconto sull’arte dell’Empolese Valdelsa?

I motivi sono tanti perlomeno due e vanno sottolineati:

  • La ricerca sempre più evidente di uno studio visivo delle opere, accurato e diretto; lo storico dell’arte e l’archeologo dell’Ottocento non si accontentano più di reperire fonti e studi ma vogliono vedere con i propri occhi, questo li costringerà, spesso, a lunghi pellegrinaggi e alla descrizione dettagliata accompagnata, come nel caso del nostro Cavalcaselle da schizzi e disegni.
  • La diligenza delle ricognizioni visive porterà questa nuova figura di storico a visitare paesini spesso sperduti talvolta scarsamente collegati e raggiungibili.

Una descrizione del metodo scientifico e “pignolo” dall’agire di Cavalcaselle ce la offre Adolfo Venturi che di questi fu grande estimatore “… nel corso di nove anni egli vidde e rividde ogni parte dell’Italia centrale e meridionale, e non la vidde come suol fare il gran numero dei viaggiatori, ma recossi in ogni luogo, benchè solitario e di difficile accesso, visitò ogni monastero, ogni chiesa, spesso discoti dagli abitacoli; non perdonò mai a fatica, camminando a piedi e non rade volte solingo, per le aspre montagne, mostrandosi contento del vitto, anche poco buono, del riposo, anche meschinissimo, dopo le fatiche della giornata. In tal modo egli preparava con l’andar lento, ma sicuro e coscenzioso, l’opera che formava l’oggetto delle sue ricerche, lo scopo delle sue mire, il pensiero delle sue voglie, la Storia cioè dell’Arte in Italia dalla caduta dell’Impero Romano fino alla fine del secolo XVI…”

Non vi sembra che in queste parole si delinei l’epigono di una lunga serie di storici dell’arte e archeologi che fino ai nostri giorni hanno fatto del viaggiare la base delle loro ricerche? Da Victor von Hagen a Bruce Chatwin, per loro il cammino, quasi irrequieto, si è fuso con la scoperta dell’arte e della storia.